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Maserati...non solo biturbo ma anche motori marini...e che motori!!! Masera21




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 Maserati...non solo biturbo ma anche motori marini...e che motori!!!

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3 partecipanti
AutoreMessaggio
monderna73

monderna73

Età : 48

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MessaggioTitolo: Maserati...non solo biturbo ma anche motori marini...e che motori!!!   Maserati...non solo biturbo ma anche motori marini...e che motori!!! Icon_minitime1Mer 15 Giu 2011 - 15:32

Salve a tutti cari appassionati, Maserati è un nome mitico strettamente legato alle competizioni e alle granturismo su 4 ruote, ma non tutti sanno che Maserati ha rappresentato l'eccellenza anche nel campo della nautica, partecipando e vincendo con i propri motori, sulle acque di tutto il mondo. La storia che sto per raccontare parla addirittura di Gianni Agnelli, che per motorizzare la sua imbarcazione per partecipare ad una massacrante e mitica gara di off shore sulla lunga distanza, denominata Cowes-Torquay, scelse appunto i motori maserati...buona lettura.
Nel suo libro “Milestones in My Designs” a proposito di “Ultima Dea” Renato “Sonny” Levi scrive:
Maserati...non solo biturbo ma anche motori marini...e che motori!!! 35991"La Navaltecnica aveva ricevuto alcune ordinazioni per un cabinato veloce tratto da A’ Speranziella e ne aveva esposto un prototipo al salone di Genova del 1962. In quella occasione fui avvicinato da Pietro Baglietto, contitolare e progettista del cantiere costruttore di una gamma di cabinati di lusso famosi in tutto il mondo.
Mi chiese se mi interessava progettare una barca per un suo cliente che potesse vincere la Cowes-Torquay di quell‘anno. Non conoscevo il nome del potenziale armatore, ma accettai la sfida con molto entusiasmo. La barca era Ultima Dea e il suo armatore l’avvocato Gianni Agnelli.
Per quei tempi, Ultima Dea sembrava una centrale elettrica: montava 3 motori Maserati da 5,4 litri che sviluppavano ciascuno 430 HP a 6000 r.p.m.. La barca era lunga 36′ con baglio massimo di 12’26″. Ripensandoci sembrava un monumento.
Misi nel progetto tutta l’esperienza accumulata con A’ Speranziella e benché Ultima Dea fosse pesante, secondo gli standard di oggi era una barca molto rassicurante che non denunciò mai nessuna defaillance. Una volta risolti tutti i problemi, e furono tanti (soprattutto di natura meccanica), arrivammo a cronometrare più di 45 nodi.
La cosa che impressionava di più di Ultima Dea penso che fosse il livello del rumore ed i timpani erano al limite dello schianto quando i suoi 3 motori giravano a 6000 r.p.m. e di notte, dallo scappamento, si potevano vedere guizzare le fiamme anche se i motori avevano raffreddamento ad acqua.
Imparai un sacco di cose costruendo questa barca e conobbi molti qualificati tecnici dei motori d’auto: Giulio Alfieri (ingegnere capo della Maserati), Pollio (suo braccio destro), Guerino Bertocchi, il pilota collaudatore, vivida personalità legata in quel tempo ai più famosi corridori.
Guerino Bertocchi venne ad Anzio per il collaudo di Ultima Dea, così ebbi l’opportunità non solo di ammirare la sua abilità con i motori, ma anche di apprezzare il suo splendido “sense of humour”.
Il morale era abbastanza basso dopo due giorni di risultati piuttosto scadenti per la nuova barca. Il massimo che avevamo ottenuto erano 3000 r.p.m. su tutti e tre i motori invece di 6000. Guerino aveva provato ogni trucco nel suo turno alla guida e va detto che era un mago a risolvere magagne, a sintonizzare i carburatori di quei sensibilissimi cavalli. Pensavo che non ci fosse niente di sbagliato su quel fronte, ma che, come sempre si pensa quando non si riesce a raggiungere il massimo r.p.m., le eliche fossero difettose.
Erano eliche a tre pale speciali, di acciaio inossidabile costruite in America. Costavano una fortuna ed avevano richiesto parecchi mesi per essere costruite. Nauralmente, ero riluttante che ci si armeggiasse intorno e cercai in ogni modo di trovare difetti altrove. Alla fine, la notte del secondo giorno di prove, scoprimmo che nonostante ci fossero ben tre pompe su ciascuna alimentazione (2 elettriche ed una meccanica), la connessione in parallelo non consentiva la necessaria mandata. In breve cambiammo i condotti in modo da far lavorare le tre pompe in serie ed arrivammo al terzo giorno di collaudo.
Partimmo presto quella mattina d’Agosto, pieni di speranza: temevamo il proverbiale non c’è il due senza il tre. Il tempo era corso veloce e ci restavano solo dieci giorni per spedire via mare Ultima Dea in Inghilterra per la Cowes-Torquay 1962. Il pozzetto di Ultima Dea era a poppa e si entrava nella sala motori da uno sportello sistemato sulla paratia anteriore. La posizione di guida era a sinistra ed i controlli macchina vicino alla ruota. sulla plancia c’erano tre contagiri, perché la strumentazione di bordo era su un pannello separato sulla destra.
Guerino stava seduto in pozzetto, le gambe penzoloni nella sala motori in modo da tenerli sott’occhio tutti e tre; io stavo alla guida. Quando diedi gas e finalmente superammo i 3000 giri, il mio umore si sollevò a razzo, “3500″,gridavo chinandomi per dare un’affettuosa pacca a Guerino, “4000…5000…5500…6000!” ce l’avevamo fatta, scatenandoci sull’acqua a quella eccitante velocità.
I miei occhi stavano stampati sui contagiri, ma con la coda dell’occhio potevo vedere le mani di Guerino che si serravano sopra lo sportello della sala motori ogni volta che decollavamo sulla cresta di un’onda lunga e passavamo in una nuvola di spruzzi. Non diceva una parola, ma una volta a terra mi apostrofò: “ho corso spesso con Nuvolari, Ascari, Villoresi e Fangio, ma con te una volta é già troppo. Mai più! Tutto quel che sembra interessarti è quel contagiri e farlo arrivare a quel tuo 6000 r.p.m. a qualunque costo!”. Ho saputo solo in seguito che Guerino non sapeva nuotare.
Un mese o due dopo toccò a lui: venne al cantiere con una Maserati 5 litri e mi caricò per un giro. Si precipitò a 200 Km/h per una strada stretta e mentre scalava dalla quinta alla quarta, mostrandomi il contagiri, mi disse: “toh, guarda! 7000 r.p.m.!”.
Bellissimo ed entusiasmante questo racconto in cui “Sonny” Levi racconta con grande passione l’emozione di quei momenti frenetici in cui si cercava di mettere a punto i motori e la meccanica di questo famoso offshore unico al mondo che poi in gara alla Cowes Torquay del 1962 si comportò benissimo. Purtroppo fu ritirato sportivamente dallo stesso avv. Agnelli per un banale salto di boa e ‘l’entusiasmo fu grande ed indimenticabile soprattutto per il progettista Renato “Sonny” Levi che iniziava a farsi conoscere nelle gare offshore, meravigliando un po’ tutti con quelle sue carene a V profondo che all’epoca erano viste con dubbi e riserve da altri progettisti e specialisti del settore.
Per molti anni di Ultima Dea non se ne è saputo più nulla e le ultime informazioni risalgono a circa una trentina di anni fa quando rimase in deposito e senza motori nei cantieri Baglietto per circa quattro anni. Fu poi fu venduta e trasferita dal diporto al settore merceologico come barca da pesca.
Abbiamo il piacere di annunciare il ritrovamento di “Ultima Dea” rimasta per circa 30 anni con lo stesso pescatore che la comprò dalle mani dell’avvocato Agnelli ed a cui si sarà affezionato in modo speciale, divenendo una parte della sua vita, visto il l’arco di tempo rilevante trascorso con questo “offshore… da pesca”. Incredibile ma vero…
Di seguito pubblichiamo le immagini e che dire, rispetto a com’era da offshore è stata modificata per adattarla all’uso di barca da pesca. E’ insolito vedere una barca offshore, nata per correrere quarantasei anni fa, ritrovata oggi trasformata in barca da pesca. E’ comunque un grandissimo piacere ed un’emozione unica vederla dondolare in mare ancorata alla banchina e chi sa se…
Avete capito bene: la rivedo ancora una volta, dipinta di rosso, volare a pelo d’acqua tra mille suggestivi spruzzi, ai suoi 45 nodi con le lingue di fuoco che escono dagli scarichi, così come tanti anni fa era suggestiva ed unica al mondo. Non ho mai sentito o visto altre barche che dai loro scarichi sprigionassero lingue di fuoco….
Chi sa se un domani questo mio sogno potrà diventare una eccezionale realtà. E’ straordinaria la storia di questa barca dal nome tanto suggestivo e mitologico. Da un po’ di tempo il nome “Ultima Dea” ricorreva spesso nella mia mente, quasi come se volesse attirare la mia attenzione annunciandomi la sua ricomparsa. Poi in modo inaspettato ed improvviso, quasi fosse veramente una Dea della Mitologia Greca, è riapparsa come per magia, tra la nostra incredulità ed il nostro infinito piacere di appassionati delle “barche Levi”. "
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meteoman

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MessaggioTitolo: Re: Maserati...non solo biturbo ma anche motori marini...e che motori!!!   Maserati...non solo biturbo ma anche motori marini...e che motori!!! Icon_minitime1Mer 15 Giu 2011 - 21:57

Maserati...non solo biturbo ma anche motori marini...e che motori!!! 925773 Tanto di cappello da un'altro che....non sa nuotare !!!! Maserati...non solo biturbo ma anche motori marini...e che motori!!! 648980
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MessaggioTitolo: Re: Maserati...non solo biturbo ma anche motori marini...e che motori!!!   Maserati...non solo biturbo ma anche motori marini...e che motori!!! Icon_minitime1Gio 16 Giu 2011 - 8:59

bellissima storia! Maserati...non solo biturbo ma anche motori marini...e che motori!!! 565988
avevo sentito parlare diverse volte delle fantomatiche barche dell'Avvocato ma non avrei mai pensato alla sua scelta di motorizzarli Maserati.
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